Frutta Martorana, una golosa arte del passato

Aggiornamento: 15 nov 2020



Tutti noi conosciamo l'antico detto secondo cui “una mela al giorno leva il medico di torno”, ed osservando l'invitante assortimento qui riprodotto in foto non possiamo che concordare. Badate però, non tutto è come appare. -Dolce inganno


Se vi dicessi che la frutta di cui sopra non è davvero frutta? Ebbene sì, dovete sapere che queste colorate delizie celano al proprio interno un segreto ancora più gustoso: un morbido cuore di marzapane che dona loro un sapore senza eguali. Signore e signori vi presento la Frutta Martorana, una delle pietanze più antiche e raffinate della tradizione culinaria siciliana.


-Un tuffo nel passato


Per risalire all'origine di questi dolci dobbiamo recarci a Palermo, centro che racchiude al proprio interno le molteplici eredità delle dominazioni susseguitesi sull'isola nel corso dei secoli, dando forma a quella meravigliosa mescolanza che costituisce il retaggio culturale dell'antica Trinacria. Nel cuore della città sorge la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, edificata nel 1143 per ordine di Giorgio D'Antiochia, ammiraglio per l'appunto del re normanno Ruggero II. Fu la nobildonna Eloisa Martorana a fare in modo che nel 1194 venisse edificato di fianco alla chiesa un monastero di regola benedettina, dando così il proprio nome all'intero complesso edilizio che da lì in poi sarebbe stato conosciuto come “La Martorana”. Direte voi a questo punto: cosa avrà mai a che fare un antico luogo di culto con la produzione dolciaria? E' presto detto.


-Insegnare con "gusto" Nel convento si trovava la cosiddetta “ruota degli esposti”, una sorta di meccanismo girevole utilizzato all'epoca per collocare senza essere visti i neonati indesiderati, affidandoli così alle cure delle monache che vi risiedevano. Sulle sante donne ricadeva dunque la responsabilità di allevare i trovatelli fin dalla più tenera età e fu proprio per assisterle nella loro missione che un giorno la nobile Eloisa ideò un appetitoso stratagemma. Ispirandosi ad un'antica ricetta araba (ne parleremo in seguito, non temete) realizzò dei dolcetti fatti di pasta di mandorle che replicassero in tutto e per tutto le forme ed i colori della frutta dando vita a delle vere e proprie opere d'arte commestibili; quindi insegnò il procedimento alle suore. Durante le festività dell' 1 e 2 Novembre (ovvero per il giorno di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti) queste raccontavano ai bambini del monastero che se fossero stati obbedienti, i cari estinti avrebbero portato ad ognuno di loro degli squisiti frutti di marzapane, dando così vita ad una consuetudine conservatasi nei secoli a venire.


-Come sbalordire un sovrano Ma non finisce qui. Pare infatti che negli anni le sorelle avessero raggiunto un livello di maestria tale nella lavorazione del prodotto, ormai universalmente noto come “frutta martorana”, da arrivare ad ingannare persino un imperatore! Secondo il racconto popolare infatti nel 1537 Carlo V si recò in visita al monastero, incuriosito dai numerosi racconti che lo dipingevano come uno dei più belli della Sicilia, con un giardino la cui lussureggiante bellezza rivaleggiava con quella delle regge più opulente. Tuttavia, con grande cruccio delle monache, la visita sarebbe dovuta coincidere con l'arrivo della stagione fredda, motivo per cui le piante sarebbero state totalmente spoglie. Per ovviare a quell'inconveniente ed accogliere il sovrano con tutti gli onori le suore si avvalsero della propria arte, lavorando senza sosta per produrre una quantità mai vista di frutta, tale da ricoprire per intero gli alberi del giardino, dando l'impressione che si trovassero nel pieno della fioritura. Si narra che Carlo V ne rimase talmente impressionato da commissionare chili e chili dei favolosi dolci, che da quel momento poterono definirsi a buon diritto delle vere e proprie pietanze regali.


-Tra passato e modernità Per secoli le sorelle detennero il primato della creazione (e commercializzazione) dei delicati frutti, fino a quando, nel 1575, il sinodo diocesano di Mazara del Vallo non ne proibì loro la produzione in quanto si riteneva che fosse motivo di distrazione dalle mansioni religiose. Da quel momento in poi la ricetta divenne appannaggio delle corporazioni artigiane; venne così arricchita e rielaborata, adottando nuove metodologie ed ingredienti capaci di esaltare la lucentezza delle pietanze, rendendole quasi indistinguibili dalle loro controparti. Ancora oggi osservando le vetrine delle pasticcerie siciliane si viene accolti da una tale varietà di forme e colori da rimanere a bocca aperta: vi sono pere, mele, fragole, fichi d'india, persino angurie e pomodori! Non c'è decorazione che sia troppo ardita per le mani dell'esperto pasticcere.





Per celebrare questa gustosa tradizione, Verdetna offre una speciale selezione di frutta martorana lavorata artigianalmente in un elegante formato da 180 grammi, o nella più generosa confezione da 300 grammi. Regalatevi un piacere antico ma sempre attuale. Attenzione però: vedete di comportarvi bene o niente dolci per voi!

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